Oltre la pandemia. Il duro mestiere del medico

  • Di Roberta Spinelli

Da eroi a perseguitati dalla giustizia. È questo l’ingrato destino che attende migliaia di medici impegnati in prima linea contro la Covid, quando anche questa seconda ondata passerà.
Medici angeli ed eroi da febbraio ad aprile, indispensabili adesso che l’Italia sente il peso di una seconda ondata che si fatica a fermare.
Eppure già a settembre, dopo un’estate in cui maldestramente abbiamo abbassato la guardia, in cui ci hanno convinto che tutto era ormai praticamente superato, molti medici si sono trovati alle prese con denunce da parte di pazienti ricoverati o di famigliari di persone decedute a causa del virus.
Medici ospedalieri e di famiglia raggiunti da molte denunce che rischiano di essere chiamati a rispondere delle mancanze del sistema sanitario, di anni di tagli, di sperperi e di cambiamenti mai avvenuti.
Che il nostro Paese non stia fornendo una risposta adeguata alla pandemia in atto, lo sottolinea uno studio di Harvard, che invita altri Stati ad agire diversamente da come fatto dall’Italia, sia per le decisioni prese dalla politica, sia per le scelte fatte dai singoli ospedali. Ma la colpa non è certo dei medici.

Un campo di applicazione difficile, quello della giurisprudenza, in cui si intrecciano e spesso si scontrano diritti di cittadini ma anche di medici e sanitari. Ne abbiamo parlato con il dott. Valerio De Gioia, Giudice Penale presso il Tribunale di Roma  

Anche nel quadro della responsabilità dello Stato per le cure mediche adeguate quali rischi può determinare l’odierna emergenza Covid-19 sul piano della responsabilità civile e penale degli operatori sanitari coinvolti in prima linea sul fronte del contrasto al contagio?

“Gli operatori sanitari sono i più esposti, non solo ai contagi ma anche alle responsabilità di natura civile e penale; solo un intervento legislativo ad hoc, in linea con quanto già fatto dal decreto Balduzzi e dalla Legge Gelli-Bianco, può restituire serenità ai medici e infermieri in prima linea in questa nuova fase di emergenza sanitaria così da consentire loro di lavorare per tutti noi”.

Quali i possibili costi e quali gli ulteriori eventuali profili di responsabilità per gli operatori sanitari?

“I costi sono quelli della c.d. medicina difensiva, ossia di interventi che, più che risolvere il problema di salute, sono volti a scongiurare forme di responsabilità alle quali sono esposti gli operatori sanitari non sempre muniti di adeguate dotazioni per rispondere a questo drammatico fenomeno”.

Una volta ridimensionata anche la seconda ondata e rientrata l’emergenza, i medici si sono trasformati da “angeli ed eroi”, che spesso volontariamente si espongono anche al rischio di mettere a repentaglio la propria salute, in veri e propri “capri espiatori”, per esiti avversi legati al problematico contesto nel quale sono stati chiamati ad operare?

“Purtroppo sì. Deve far riflettere la circostanza che molti medici hanno chiesto il pensionamento anticipato”.

Cosa ne pensa circa le richieste di pareri medico-legali per valutare la responsabilità civile di medici di famiglia, medici di Pronto Soccorso e medici ospedalieri, che dallo scorso febbraio si sono trovati in prima linea a fronteggiare l’emergenza Covid-19?

“Penso che in virtù di un principio di solidarietà sociale, codificato anche a livello costituzionale (art. 2), si debba agire solo in caso di reali danni alla salute derivanti da improvvide o scellerate scelte mediche, accettando situazioni ineluttabili o disagi temporanei”.

Cosa deve essere migliorato?

“Occorre Potenziare il sistema medico con nuove assunzioni e strumentazioni d'avanguardia”.

Assunzioni che saranno fatte in ritardo così come i potenziamenti. Ed ecco perché la seconda ondata ci ha trovato impreparati. Il virus è aggressivo e imprevedibile, ogni Stato europeo ne è colpito ma rispetto all’Italia, la Germania – tanto per fare un paragone – sta affrontando il coronavirus forte di 28mila posti letto in terapia intensiva, più di 5 volte i nostri numeri. Quelli di un Paese che una volta aveva un fiore all’occhiello – anzi due: scuola e sanità – e che poi ci ha rinunciato. La Germania spende 3.600 euro l’anno a tedesco, per l’assistenza sanitaria: l’Italia 1.800. Oggi non si possono non chiamare eroi i medici e gli infermieri – ma anche i cassieri e i netturbini – che senza o con scarse protezioni lavorano ben oltre le loro responsabilità, ovvero rischiando la vita per un sistema che, ahi-loro, ha reso così difficile far bene il loro lavoro. 

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